sabato 5 dicembre 2009
AMNESTY INTERNATIONAL
PER LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE TERRESTRE IL CONCETTO DI UMANITA' E' PRATICAMENTE SCONOSCIUTO.......
TUTTI GLI ESSERI UMANI SONO PERSONE CON GLI STESSI DIRITTI
domenica 22 novembre 2009
TUTTE DIVERSE TUTTE UGUALI

All’interno di una crisi economica che ci schiaccia da più parti la violenza sessista emerge con molta più forza di prima.
Diventa ancora una volta necessario alzare la voce in ogni occasione per ribadire l’importanza di essere tutelate dalla legge soprattutto in tempi come questi dove al problema culturale si risponde con leggi securitarie che hanno lo scopo di indicare nello straniero il mostro da sbattere in prima pagina e soprattutto fuori dal nostro mondo.
Ma la manifestazione(che il 28 sarà a Roma e il 29 in altre città) porterà in piazza le Donne e il nostro bisogno di libertà e di rappresentazione
in famiglia (luogo principale in cui avvengono le violenze)
sul lavoro ,dove la precarietà e i licenziamenti,smantellano lo stato sociale rendendo più difficile per una donna il raggiungimento di un’indipendenza economica che le permetterebbe in modo più rapido la chiusura con una situazione di violenza.
Manifestare per riconoscerci in modo individuale,per esaltare le differenze e sottolineare l’uguaglianza dei diritti,
sabato 21 novembre 2009
FORUM DELLE DONNE DELLA REALTA'
Forum delle Donne della realtà
ROMA - Dove sono finite le donne "vere", quelle che popolano la realtà, e non le loro sosia che dominano giornali e televisioni?

All'incontro partecipano - in qualità di promotrici del progetto "Libere di essere" - anche Tiziana Scrocca e Chiara Casarico, che il 28 ottobre, a conclusione del progetto, presenteranno al Teatro Arvalia di Roma lo spettacolo Le figlie di Sherazade, della compagnia Il NaufragarMèDolce.
martedì 10 novembre 2009
NOI DONNE CHE DONNA VOGLIAMO?
Questo video è stato realizzato da un collettivo femminista " RETE DELLE DONNE DI BOLOGNA".
Noi donne,che DONNA vogliamo?
martedì 3 novembre 2009
PRENDIAMOCI LO SPAZIO

venerdì 30 ottobre 2009
MA I BAMBINI NON GIOCANO PIU' ?

Una violenza che non è appena sessuale ma anche economica e psicologica.
Un problema culturale che sta alla base dell’educazione che riceviamo che non si può risolvere appena punendo giustamente chi commette atti del genere.
Riguarda un’educazione globale nei confronti della vita dell’importanza dell’altro e del imparare a dare il giusto valore alle persone e alle cose.
Ho letto una notizia che mi ha shoccata:
A londra sono stati arrestati due bambini di 10 anni sospettati con l’accusa di violenza sessuale verso una bambina di 8 anni.
Secondo il resoconto della vittima,lei stava giocando con i due bambini in un parco,poi è stata portata in una zona appartata,dietro dei cespugli e l’hanno violentata.
Il caso è impressionante,soprattutto se si pensa che non è nemmeno il primo caso in Inghilterra.
MA I BAMBINI NON GIOCANO PIU’ ?
martedì 13 ottobre 2009
"LA NOSTRA ROBA"
Un altro caso di violenza domestica.
Un padre ha colpito la figlia alla gola con un punteruolo,cercando di ucciderla.
La colpa della figlia è quella di essersi innamorata di un albanese per la seconda volta.
Sei anni fa Eveline,23 anni, aveva avuto una relazione con un altro albanese, dalla quale era nata una bambina. L'uomo, pero', le aveva abbandonate ben presto .
Nonostante le difficoltà economiche i genitori si erano occupati della figlia e della nipote,e quando il padre ha scoperto questa nuova relazione ha affrontato la figlia e dopo urla e grida l’ha aggredita.
La ragazza ferita è ricoverata in ospedale con una prognosi di 20 giorni,per il padre un’accusa di tentato omicidio aggravato.
Cosa dire di questa notizia?
Vorrei dire tanto ma cercherò di essere sintetica e di non lasciarmi trasportare dalla rabbia che mi ribolle dentro.
Quello che è accaduto,e il modo in cui è stata esposta la notizia e,in fondo,il poco clamore della notizia rispecchia la nostra società.
Ovvero come la violenza maschile venga istigata,e legittimata dalla nostra società.
La violenza cui assistiamo proviene dalla misoginia e dal sessismo in cui viviamo.
Le donne sono considerate un oggetto appartenente all’uomo e se osano esprimere un desiderio diverso rispetto a quello che la legge del padre ha scelto per loro devono essere punite,per rimetterle sulla retta via.
E questo non ha nessun colore religioso.
Ecco io non sono d’accordo.
Credo che l’uccisione di Sanaa e il gesto che ha subito Evelin (con esiti differenti per fortuna) abbiano la stessa origine quella che fa capo al concetto di proprietà.
Perché la cultura patriarcale non ha frontiere.
Come non ce l’ha l’ignoranza in cui viviamo e che rende forte un certo tipo di mentalità:quello della proprietà secondo cui se lo straniero tocca “la nostra roba” merita di essere colpito,se lo stesso comportamento è agito da un italiano,anche se non lo si giustifica ,lo si mette in secondo piano,quasi lasciandolo un po’ libero perché è roba sua e “i panni sporchi si lavano in famiglia”.
giovedì 24 settembre 2009
SI PUO' PARLARE DI RELAZIONE CONSENSUALE?

venerdì 18 settembre 2009
IL PREZZO DI CHI ROMPE LE CATENE
La forza di rompere le catene e scegliere la propria felicità ha un prezzo, che ogni donna rischia di pagare quando prende in mano il timone della propria vita.
Che si tratti di scegliere di amare un uomo che odora di altri profumi o prega un altro dio, che si tratti di lasciare un uomo che soffoca le nostre aspirazioni nella tomba della quotidianità della fede che porta al dito, che si tratti di volere un figlio sapendo che quello stronzo che ci ha assunte userà quella lettera in bianco che ci ha fatto firmare stroncando la nostra carriera, che si tratti di voler diventare velina costi quel che costi, quando una donna decide e afferra in mano la propria esistenza, spesso paga un prezzo troppo alto, un surplus di sofferenza, di morte, fisica, psicologica e sociale, “in quanto donna”.
Femminicidio. La prima causa di morte per le donne nel mondo, in Italia. La prima causa di infelicità.
Femminicidio: ogni pratica sociale discriminatoria o violenta, rivolta contro la donna “in quanto donna”, nel momento in cui la stessa sceglie di autodeterminarsi e di non aderire passivamente al ruolo sociale scritto per lei dalla società patriarcale (brava madre, moglie, figlia, oggetto sessuale), posto in essere col fine di annientarla fisicamente, psicologicamente, nella sua libertà e posizione sociale.
Sanaa era una di noi.
Quello che ci accomuna tutte è che prima o poi, in qualche forma, ci troveremo a dover combattere, faccia a faccia con l’odio di un maschio incapace di accettare la nostra capacità di scegliere in autonomia cosa fare della nostra vita, del nostro corpo.
Noi lo sappiamo, che il resto - colore della pelle, religione, depressione, passione, disoccupazione - è solo una giustificazione apparente di questo odio, la circostanza in cui esso si manifesta, non certo la causa fondante.
Sanaa uccisa prima di tutto perché ha disobbedito a suo padre.
Ha pagato con la vita. Come Irene, uccisa dal padre in agosto perché non gli piacevano le sue amicizie e le sue serate a base di eroina. Come la figlia di Giorgio Stassi, che in maggio si è vista ammazzare da suo padre il ragazzo perché non voleva che si vedessero. Come Sabrina, che in aprile ha visto il padre Pier Luigi Chiodini abbattere a sprangate il ragazzo che lui non voleva per lei davanti ai suoi occhi. Qualche nome, per non dimenticare.
Perché è comodo rimuovere facce, nomi, storie di altre di noi che hanno pagato con la vita le loro scelte di libertà, o l’incapacità di liberarsi da uomini che le opprimevano.
Se è facile riconoscere il razzismo, sembra che ci sia un impegno collettivo per rimuovere l’esistenza del sessismo.
Facile parlare di omicidi culturali, guerra di religione, e ignorare sistematicamente che dietro ogni donna morta per amore, o per religione, c’è un uomo che l’ha uccisa convinto che lei non avesse diritto di scegliere da sola.
E’ violenza di genere, che trova la sua causa nel mancato riconoscimento da parte dell’assassino del fatto che quella donna che ha davanti non è una sua appendice, un essere sottoposto al suo volere, ma è una Persona la cui dignità e libertà di scelta va rispettata.
Una Persona con cui mettersi in relazione, non da correggere, proteggere, educare o punire.
Non importa se gli uomini dicono che ci ammazzano per amore, per vendetta, per onore, o per giustizia divina.
Non importa se a chi governa fa comodo strumentalizzare queste giustificazioni per stringere la morsa del controllo sociale e portare avanti politiche securitarie. Che lo facciano per forza di numeri, ma non con la nostra connivenza, non in nostro nome.
Noi ci siamo per ribadire che la nostra vita e la nostra libertà di scelta hanno un valore assoluto, sempre.
E che non ci devono essere giustificazioni per nessuno: né per il padre geloso né per il padre fondamentalista.
Barbara SpinelliPubblicato su L'Altro, 17.09.2009
mercoledì 9 settembre 2009
LA TV DI GENERE
Ricominciare a scrivere….a denunciare a rendere visibile per lo meno…
Ma da dove ricomincio?
Dall’elenco di stupri (mentali e fisici)che quotidianamente avvengono?
Bisognerebbe partire da molto più in là,molto prima,dalle cause che determinano quello che per alcuni “esseri” è il normale modo di porsi nei confronti delle donne.
Non riesco più a guardare la tv,mi viene difficile anche solo stare cinque minuti davanti ai cosidetti “stacchetti” ,all’interno delle trasmissioni ,ch,e prevalentemente sono caratterizzati da una donna ridotta a marionetta sorridente, ammiccante verso l’uomo.
I ragazzini che crescono con queste immagini,dove è normale che in una trasmissione calcistica ci sia una donna che si muove e balla (??) tutta provocante ed erotizzante ,cosa possono trarre se non che in fondo la donna non è altro che un oggetto sessuale?
E poi,questo modo di vedere i rapporti di genere non porta anche ad una poca credibilità della donna perfino quando è essa stessa vittima?
Questa ricerca del successo attraverso l’incarnazione di un modello maschile e stereotipato di donna,non fa altro che svalutare la donna stessa creando ed alimentando la violenza.
Anzi alimentando quella cultura che ne legittima la violenza,giustificando gli stupratori o i violenti come persone depresse,malate,o sotto effetto di sostanze.
Per ora non so come iniziare…se non sfogandomi.
domenica 6 settembre 2009
RIENTRO

La mia “piccola pausa” è terminata.
Con lentezza e determinazione riprendo a scrivere su questo blog.
Volutamente mi sono astenuta dal farlo.
Mi sono astenuta dal riportare i continui casi di violenza che l’estate ci amplifica ogni anno.
La violenza aumenta sempre di più,o almeno la violenza è sempre più esplicita e viene esercitata sempre più frequentemente da ragazzini,non appena minorenni ,proprio ragazzini di 13,14 anni.
Quasi sempre come miccia che accende il tutto viene indicata la NOIA.
Ma davvero può essere solo questo?
O meglio,davvero ci si può accontentare che dei ragazzini trovino “normale” che per sconfiggere la noia si stupri o si picchino le persone?
E noi,noi che stiamo dall’altra parte….possiamo davvero accettare che sia questa la risposta?
Si ricomincia,il capodanno settembrino è già passato.
Ricomincerò con i miei tempi da bradipo a postare e vi ringrazio,ma davvero, della continua possibilità di confronto che mi date,della continua possibilità di mettermi in gioco facendomi vedere le differenti facce di una medaglia che diventa sempre più simile ad un prisma.
